Un linguaggio silenzioso in continua evoluzione

Esprimersi attraverso i gesti delle mani è una forma di comunicazione ancestrale, nata ben prima del linguaggio parlato e ancora oggi parte della nostra espressione quotidiana. In Italia, questa tradizione è particolarmente radicata e riconosciuta a livello internazionale.

Non a caso, il celebre designer Bruno Munari analizzò la gestualità del nostro paese definendola come un vero e proprio “Supplemento al dizionario italiano” all’interno del suo libro pubblicato nel 1963, sottolineandone l’importanza come elemento imprescindibile della comunicazione. Fin dall’infanzia, infatti, il linguaggio gestuale costituisce uno dei principali metodi di espressione che apprendiamo e comprendiamo, e che ad oggi oltre settanta milioni di persone nel mondo comunicano esclusivamente con una lingua dei segni. 

Nel corso della storia, alcuni gesti hanno avuto un peso incredibile, come il celebre pollice verso nell’antica Roma, capace di decretare la vita o la morte di un gladiatore, evolutosi in uno dei gesti più iconici e universalmente riconosciuti: il pollice in su, simbolo di approvazione e consenso, e il pollice in giù, interpretato come segno di disapprovazione.

Ma se alcuni gesti restano invariati nel tempo, altri si trasformano, adattandosi alle nuove tecnologie e ai cambiamenti culturali. Questo fenomeno è evidente nell’evoluzione di gesti oggi legati all’uso della tecnologia, che hanno subito un’inevitabile metamorfosi. 

La nostra gestualità si è adattata, riflettendo le trasformazioni della società e delle azioni quotidiane. Un esempio emblematico è la famosa mimica della telefonata. Prima per indicarla si estendevano pollice e mignolo, riproducendo la forma di una cornetta, mentre oggi, con l’ormai totale scomparsa dei telefoni fissi, le nuove generazioni semplicemente accostano la mano aperta all’orecchio, imitando la forma dello smartphone. Una movenza che, nel giro di pochi decenni, ha completamente cambiato forma: lo stesso è avvenuto con il gesto di scrivere. Un tempo si mimava il movimento di una penna sulla carta, mentre oggi si tocca un immaginario schermo con i pollici, come se si stesse digitando su uno smartphone. Questa evoluzione rispecchia perfettamente il mutamento del nostro uso della scrittura, sempre più digitale e veloce, mentre al tempo evocava lentezza e riflessione. 

Allo stesso modo, anche il gesto di fotografare si è evoluto. Se fino a pochi anni fa avremmo imitato lo scatto di una macchina fotografica premendo con l’indice su un pulsante immaginario, oggi si riproduce il gesto di tenere un cellulare, con una o entrambe le mani, conseguenza naturale dell’uso frequente degli smartphone per fotografare. Il gesto della telefonata, della scrittura e della fotografia si sono quindi tutti quanti adattati all’utilizzo dei nuovi cellulari, segno tangibile dell’impatto della tecnologia sulla nostra società. Di pari passo, altri gesti come quello di abbassare il finestrino dell’auto hanno avuto un destino simile. In passato si imitava il movimento meccanico circolare della manovella per abbassare il vetro, mentre oggi si simula la pressione di un pulsante.

Abbiamo assistito all’evoluzione anche di altri gesti, senza che questa fosse per forza riconducibile all’avanzamento della tecnologia. Il gesto della pistola, ad esempio, comunemente rappresentato con pollice e indice estesi per imitare la forma dell’arma, o talvolta con indice, medio e pollice, viene oggi proposto anche in un’altra variante, resa popolare dai rapper americani, in cui si utilizza solo l’indice piegato, richiamando più direttamente l’atto di tenere il dito sul grilletto. 

Anche il gesto di formare un cuore con le mani si è ampiamente trasformato nel tempo, tanto che siamo arrivati a contarne almeno quattro versioni diverse: quella realizzata unendo pollici e indici, molto usata dai Millennials; quella preferita dalla Generazione Z, ottenuta con indice e medio per creare una metà del cuore che viene completata con l’altra mano; e poi quella realizzata piegando quattro dita di entrambe le mani per formare una sagoma stilizzata. Un’altra variante divenuta recentemente celebre a livello internazionale è il “finger heart”, nato nel mondo del K-pop: questo gesto si realizza incrociando pollice e indice per formare un mini cuore, ed è diventato un simbolo di affetto e gratitudine utilizzato da idol e fan di tutto il mondo. Il “finger heart” è particolarmente diffuso nei media e nei social network asiatici, spesso usato da celebrità per ringraziare il proprio pubblico in modo affettuoso e immediato.

Il famoso “V sign” (o segno della pace) ha avuto un’evoluzione altrettanto interessante, in particolare nei significati che gli sono stati attribuiti. Reso celebre da Winston Churchill come simbolo di vittoria durante la Seconda Guerra Mondiale, può avere un’interpretazione ben diversa se fatto con il dorso della mano rivolto all’osservatore. Questo gesto, infatti, conosciuto come “Reversed V Sign”, in Gran Bretagna è addirittura considerato un insulto. Si dice che la lettura in senso dispregiativo derivi dalla guerra dei cent’anni, durante la quale agli inglesi, abili arcieri, venivano amputati dai nemici francesi indice e medio una volta fatti prigionieri, per impedirgli di tirare con l’arco. Da qui, quando gli inglesi si trovavano davanti al nemico, mostravano queste due dita in segno di affronto e per dimostrare di essere pronti ad attaccare. Il gesto è poi stato tramandato nel tempo ed è tuttora usato con questa accezione negativa in Inghilterra, a dimostrazione di come, a seconda del paese in cui ci si trova, un gesto possa assumere significati diversi. 

Nel corso degli anni ’60, la versione allora più diffusa del V sign come V di vittoria, realizzata con il palmo rivolto all’osservatore, divenne un’icona del movimento pacifista e delle proteste contro la guerra in Vietnam, dando al gesto il senso per cui oggi è principalmente conosciuto, quello di pace. Non solo, tra motociclisti, quando ci si incrocia per strada, le due dita indice e medio protese in posizione orizzontale sono un gesto di saluto e riconoscimento. Questo segno viene solitamente eseguito con la mano sinistra, perché è la metà del corpo più vicina quando ci si incrocia, e per non lasciare l’acceleratore con la mano destra.

Ma c’è ancora un altro gesto che viene conosciuto per molteplici motivi: il gesto “ILY”, nato dalla lingua dei segni americana – con pollice, indice e mignolo sollevati – ha superato le barriere linguistiche per diventare un simbolo universale di affetto. Rappresenta l’abbreviazione della frase “I love you”, ovvero “ILY”. Questo perché nella lingua dei segni americana il mignolo alzato corrisponde alla lettera I, indice e pollice estesi stanno per la lettera L, mentre pollice e mignolo con le altre tre dita piegate formano la lettera Y – e l’unione di queste tre dà vita al famoso gesto. Altrettanto celebre è la lettura di questo segno come simbolo del rock and roll. Gene Simmons, bassista e co-fondatore dei Kiss, lo utilizzava per richiamare l’immaginario del diavolo e delle sue corna e, con le continue emulazioni da parte dei fan, è diventato un segno globale di riconoscimento per gli appassionati. Nel 2017 proprio Gene Simmons tentò di rivendicare la paternità di questo gesto, facendo domanda per registrarlo come marchio. Sosteneva di essere stato il primo ad averlo utilizzato con questa accezione, ma si scontrò con diverse difficoltà, dato che quello stesso gesto risultava già registrato per il suo significato nella lingua dei segni americana.

Stretto parente del gesto ILY è poi quello conosciuto come gesto delle corna, realizzato con indice e mignolo sollevati, anch’esso celebre nel mondo della musica. Per gli italiani il suo significato può variare a seconda di come viene eseguito: se le dita sono rivolte verso il basso assume un significato scaramantico ed è simbolo di fortuna e buona sorte, se invece viene fatto con le dita rivolte verso l’alto è letto anche come segno di infedeltà. Nella musica diventa invece tratto distintivo dell’iconografia rock e metal, reso celebre da Ronnie James Dio, frontman dei Black Sabbath, il quale dichiarò di aver preso il gesto proprio dalla nonna italiana, che lo utilizzava per allontanare il male. Ancora oggi non c’è chiarezza su quale sia l’origine e la paternità ufficiale del gesto, ciò nonostante sia il gesto ILY che quello delle corna sono riconosciuti come icone culturali globali.

Come abbiamo visto per i gesti che vengono rappresentati mimando l’uso di uno smartphone, il fatto che un singolo dispositivo sia oggi in grado di coprire svariate funzioni, una volta espletate ognuna da un apparecchio diverso, sta uniformando sempre di più la nostra gestualità. Ma se da un lato si sta assistendo alla caduta in disuso di alcuni gesti come conseguenza dell’avvento della tecnologia, frontiere come quella della realtà virtuale e delle interfacce touchless stanno introducendo nuovi movimenti delle mani, destinati a diventare parte del nostro repertorio gestuale quotidiano.

L’interazione con dispositivi basati su riconoscimento gestuale, come i visori VR o gli assistenti virtuali, sta già plasmando nuove modalità di comunicazione non verbale che potrebbero affermarsi nei prossimi decenni. Con l’avvento di nuove tecnologie, i gesti potrebbero evolversi ulteriormente, adattandosi a modalità di interazione sempre più immersive e intuitive. Saranno i movimenti delle mani a diventare il linguaggio predominante per interagire con l’intelligenza artificiale? O forse nuovi gesti emergeranno per adattarsi a realtà completamente digitali ridefinendo il nostro modo di comunicare? Le possibilità sono infinite.

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Luca Font