Spotify ha annunciato i 6 artisti che faranno parte di RADAR, programma che ogni anno individua le figure emergenti che hanno il potenziale di arrivare al grande pubblico nel giro di 12 mesi.
Questa vota i nomi scelti sono quelli di Assurditè, Asteria, Camilla Magli, Icy Subzero, Naska e piazzabologna, artisti che provengono da contesti e generi molto diversi tra loro, ma hanno tutti una stessa capacità: saper arrivare, ed è per questo che Spotify ha puntato su di loro. Se vogliamo guardare gli anni passati, non possiamo dire che le previsioni non siano state spesso azzeccate. È proprio su RADAR, infatti, che sono passati i nomi di Blanco, Ariete, BigMama e Rondodasosa, molto prima di raggiungere il podio nelle classifiche musicali.
In occasione dell’annuncio dei sei artisti che segnano il 2023 di RADAR, abbiamo proposto a tutti quanti quattro domande che toccano il passato, il presente e il futuro della loro carriera, nonché le aspettative e i traguardi che si aspettano di raggiungere.
NASKA

Spotify ha la capacità di portare gli artisti di fronte a un nuovo pubblico, più ampio e diverso da quello di partenza. Qual è il pubblico a cui vuoi arrivare? Qual è il prossimo traguardo che punti a raggiungere?
Vorrei arrivare a un pubblico che faccia parte di un movimento che abbia voglia di andare ai live per divertirsi e pogare tutti insieme, e allo stesso tempo stringersi e piangere grazie alla musica, come una grande famiglia, come era negli anni del Rock. Cerco di fare il meglio divertendomi e in un futuro punto all’Europa, poi si vedrà.
Qual è stata la tua prima esibizione? Com’è andata? Qual è l’esibizione che ad oggi ti ha dato di più?
La mia prima esibizione e quella che mi che mi ha dato di più coincidono come luogo, ma a distanza di anni. Infatti la prima volta mi sono esibito nella piazza in cui sono cresciuto, davanti a un numero di persone che riuscivo a contare tranquillamente sulle dita di una mano. Quella che mi ha emozionato di più era la stessa piazza, lo scorso anno, e quando mi sono esibito non vedevo la fine della folla. L’atmosfera era punk, ma ho pianto come un bambino quando mi sono affacciato alla finestra che dava su quella piazza e ho visto tutta quella gente per me!
Si parla spesso di generi, a volte volendo dare etichette dettagliate, altre riassumendo tutto sotto il grande cappello della musica urban, o pop. Quale genere ti senti di rappresentare?
Non amo troppo le etichette, la crescita artistica avviene quando si è liberi. Se proprio dovessi dire un genere direi Pop Punk, penso mi si addica.
Quando e come hai cominciato a fare musica? Ti ricordi il tuo primo pezzo in assoluto? Quello che magari non è mai uscito ma rappresenta il tuo primo approccio creativo con la musica
Ho iniziato a fare musica a 15 anni, registravo a casa di un rapper delle mie zone. Come ho cominciato? I bulli di zona mi prendevano di mira quando facevo le superiori. Un giorno mi sono ribellato a uno di loro e dopo poche ore mi sono ritrovato accerchiato da 5 suoi amici all’uscita di scuola per pestarmi… Il giorno dopo ho scaricato la strumentale di “The Real Slim Shady” e li ho dissati tutti.
ICY SUBZERO

Qual è il pubblico a cui vuoi arrivare? Qual è il prossimo traguardo che punti a raggiungere?
Con c’è un tipo di pubblico specifico che mi interessa, l’importante è che chi mi ascolta sia in grado di capire il mio viaggio. Sono in continua evoluzione, quindi sicuramente il mio obbiettivo è continuare a migliorarmi ed essere sempre più coerente con le idee che ho in testa.
Qual è stata la tua prima esibizione? Com’è andata? Qual è l’esibizione che ad oggi ti ha dato di più?
Il mio primo live l’ho fatto nel 2018, ancora non cantavo, era un gioco, avevo un pezzo registrato in un garage e un mio amico che lavorava in questo club mi fece fare apertura (mi ero portato tutti i miei amici sotto al palco almeno mentre cantavo qualcuno sapeva il pezzo). Ho iniziato a prendere la cosa più sul serio un anno dopo. È difficile scegliere l’esibizione che mi ha dato di più: da settembre abbiamo fatto una serie infinita di date e da tutte le parti sono stato accolto bene, ognuna mi lascia qualcosa, ma se proprio devo scegliere allora dico Spazio 900 a Roma, è sempre stato il mio sogno esibirmi lì, ci andavo a ballare la techno nel 2016, e tornare dopo anni alzando il disco d’oro del mio EP è stato importante per me.
Quale genere ti senti di rappresentare?
Rappresento me stesso e chi si rivede in me, ma le mie influenze vengono soprattutto dal mondo Urban latino. In questo momento pochi riescono ad arrivare alle persone usando quel tipo di sound.
Quando e come hai cominciato a fare musica? Ti ricordi il tuo primo pezzo in assoluto?
Il mio primo pezzo non è mai uscito, però mi ricordo che lo mandai ai miei amici, e dopo poco in zona lo sapevano, in realtà 3 o 4 pezzi che ho fatto all’inizio girarono così (erano pure brutti non so che ci trovassero gli amici miei). Il mio vero primo pezzo era su un type beat di Polo G, si chiama “Sereno” e lì mi sono raccontato un pochino di più.
CAMILLA MAGLI

Qual è il pubblico a cui vuoi arrivare? Qual è il prossimo traguardo che punti a raggiungere?
Mi piacerebbe arrivare a un pubblico di persone che si identificano con i miei testi e la mia storia, con l’obiettivo di raggiungerle anche nella dimensione live e creare uno scambio con loro.
Qual è stata la tua prima esibizione? Com’è andata? Qual è l’esibizione che ad oggi ti ha dato di più?
La mia prima vera esibizione è stata al MI AMI dello scorso anno. Prima avevo già avuto diverse occasioni di esibirmi davanti a un pubblico, ma quella è stata la prima volta che portavo sul palco i miei inediti ed è un live che ricordo con gioia. Ho visto la risposta negli occhi di chi avevo davanti ed è stato assolutamente gratificante. L’esibizione che mi ha dato di più invece è stata quella in cui, proprio grazie a Spotify Equal, ho avuto l’occasione di aprire il live di Alessandra Amoroso a Bari l’anno scorso. Era la prima volta che mi esibivo davanti a così tanta gente, un palazzetto intero. Ho vissuto quell’esperienza con una forte emozione ma anche con molta paura, sentimento che però sono riuscita a superare e che mi ha aiutato a credere di più in me stessa.
Quale genere ti senti di rappresentare?
Io mi sento un’artista pop, ma è vero che il pop di oggi è naturalizzato all’urban. Non solo nella scrittura, ma anche nei feat e nel mio caso sono un esempio quelli con Bresh e BigMama. Naturalmente anche il cantautorato di ieri e di oggi influenza la mia creatività e il costruire un ponte fra questi generi (pop, urban e cantautorato) è alla base della mia ricerca.
Quando e come hai cominciato a fare musica? Ti ricordi il tuo primo pezzo in assoluto?
Ho iniziato a fare musica da ragazzina, ascoltando i cantautori e le loro storie. Empatizzavo con le canzoni e con le vicissitudini degli artisti. Tenco è stato il primo, a lui ho dedicato una canzone che non è mai uscita e un verso faceva così: “descrivi il mondo che hai sempre sognato / quando lo hai trovato ti ha deluso”.
ASTERIA

Qual è il pubblico a cui vuoi arrivare? Qual è il prossimo traguardo che punti a raggiungere?
Il pubblico che mi piacerebbe raggiungere è quello dei giovani e giovanissimi. Spero che la mia musica possa essere di supporto per gli animi fragili, ma anche d’esempio per i più ribelli. Vorrei che la mia musica diventasse un inno per gli incompresi, ma anche per chi come me, a volte riesce a sentirsi al posto giusto e ha solo bisogno della giusta compagnia… Il prossimo traguardo che punto a raggiungere? In realtà è in un insieme di cose molto semplici ma che mi piacerebbe realizzare. Il mio sogno più grande è In primis quello di fare un concerto, un concerto di quelli giganti, e avere un pubblico che è lì per me che sovrasta la mia voce cantando i miei pezzi a memoria. Un altro dei miei obbiettivi è quello di riuscire a collaborare con artisti di fama internazionale (per condividere, imparare, scoprire nuovi mondi). Ed ultimo, ma non per importanza, potermi permettere di portare fuori a cena la mia famiglia e le persone a cui voglio bene tutte le volte che voglio, ma soprattutto condividere e vivere con loro la gioia per la realizzazione del mio sogno.
Qual è stata la tua prima esibizione? Com’è andata? Qual è l’esibizione che ad oggi ti ha dato di più?
La primissima esibizione di Asteria è stata al Premio Bindi a Luglio del 2021. È stata una sfida con me stessa perché nessuno aveva mai sentito i miei brani, non avendo ancora pubblicato nulla. È stata un’emozione molto forte perché in quella occasione ho scritto e cantato una canzone che parla del rapporto con mia madre e cantarla di fronte a tante persone ricevendo supporto e calore, è stato fortissimo. L’esibizione che ad oggi mi ha dato di più però è stata quella di Febbraio a Milano al Rock’n’Roll (nello scantinato del RnR), perché ho avuto l’occasione di tornare alle origini e di suonare assieme al “mio” pianista una versione piano e voce di Domopak che credo esprima al massimo la natura di questa canzone. Sono riuscita a sentirmi a casa in mezzo al pubblico, percependolo per la prima volta come l’unione di singoli individui, ognuno con il proprio bagaglio emotivo, ognuno pronto a condividerlo, grazie alla musica.
Quale genere ti senti di rappresentare?
Mi ritrovo nell’immediatezza e nella facilità di ascolto che è tipica del pop, ma con un richiamo molto forte al mondo della musica elettronica e la malinconia di scale rigorosamente minori (scale musicali s’intende). Quindi se dovessi definirmi in un genere forse lo chiamerei EMP (Electro Melancholic Pop).
Quando e come hai cominciato a fare musica? Ti ricordi il tuo primo pezzo in assoluto?
Ho cominciato a fare musica al liceo, dopo il mio primo cuore spezzato. Sentivo la necessità di esprimermi, ma non ne avevo ancora pienamente il coraggio, così, per mascherare i miei sentimenti e renderli meno intelleggibili ho iniziato a scrivere in inglese. Il mio primo pezzo in assoluto è stato un pezzo d’amore che ho scritto per riconquistare la mia prima fidanzata, inutile dire che non ha funzionato. Ma la musica mi ha fatta sentire libera, in grado di trasformare un’esperienza molto dolorosa in qualcosa di bello, di tangibile. Questo ha sicuramente segnato l’inizio di un percorso che, anni dopo, mi ha portata ad esprimermi molto più liberamente e far sì che la mia musica potesse essere la mia valvola di sfogo.
ASSURDITÈ

Qual è il pubblico a cui vuoi arrivare? Qual è il prossimo traguardo che punti a raggiungere?
Gran parte delle cose che scrivo sono autobiografiche, e quindi immagino sempre che i miei coetanei possano immedesimarsi meglio. Allo stesso tempo però credo di trattare argomenti e concetti abbastanza universali e di conseguenza il target può essere molto vario. Come primo prossimo traguardo vorrei poter collaborare con artisti che amo e stimo da tanto tempo. Credo che in un ambito creativo come quello della musica, la condivisione di visioni e le collaborazioni siano fondamentali. Anche solo per vedere le cose da un’altra prospettiva.
Qual è stata la tua prima esibizione? Com’è andata? Qual è l’esibizione che ad oggi ti ha dato di più?
La mia prima esibizione con una formazione completa è stata al MI AMI 2022, prima mi ero esibita in ambienti più intimi e in acustico. La data al MI AMI è stata la prima esibizione linecheck nonché la prima esibizione con sequenze. Ho dei bellissimi ricordi, sono stata brava a fare la dura, quindi sul palco ci stavo bene, ma la verità è che dentro un po’ stavo morendo di ansia. Con il tempo per diversi motivi sono stati importanti tanti live. L’esibizione che ad oggi reputo una delle più significative è quella del Tanta Robba Festival a Cremona. Ero l’artista più piccola della lineup del palco grande ed ero convinta che il pubblico non mi volesse, perché era venuto per gli altri artisti. Quando sono salita sul palco sono stata accolta con tanti cuori fatti con le mani, urli, sorrisi, baci ed è stato uno dei miei live migliori anche a livello di performance. Avevo sottovalutato la quantità di amore che il pubblico era in grado di trasmettere, bastava per tutta la lineup annuale. Un’altra esibizione importante è stata sicuramente l’apertura al concerto di Alessandra Amoroso con l’iniziativa Equal. Non avevo mai visto così tante persone davanti a me, e non avevo mai visto tutto il lavoro che sta dietro a un live così grande, quindi è stato sia bello che formativo, e poi ho conosciuto Alessandra che è meravigliosa sia come cantante che come persona.
Quale genere ti senti di rappresentare?
Se potessi avere la possibilità di coniare un nuovo genere lo chiamerei Gipsy chic. Perché mi sento un po’ tutto. A volte selvaggia, a volte elegante. Però con i brani che sono usciti fino ad ora sento di poter rappresentare parte del mondo indie, un po’ perché sono indipendente un po’ perché i testi del cantautorato indie mi hanno insegnato molto. A livello di sound però sono molto legata anche all’RnB e all’urban pop.
Quando e come hai cominciato a fare musica? Ti ricordi il tuo primo pezzo in assoluto?
Ho iniziato a scrivere canzoni a 16 anni quasi per “prova”, poi mi sono accorta che avevo un sacco di cose da dire ed è diventata una valvola di sfogo fondamentale, poi è diventata quasi una droga. Ricordo bene il mio primo brano e se devo essere sincera mi piace molto, ma non lo pubblicherò mai perché è passato troppo tempo e io sono cambiata. La prima strofa recitava ”Amami, che da sola non riesco, mi manchi nei sogni, mi manchi nel letto”. La verità è che è da un po’ che ho imparato ad amarmi da sola, e a farlo anche bene. Il mio approccio creativo però rimane fedele a questa prima canzone. Mi metto al piano e scrivo melodia e accordi contemporaneamente, e poi scrivo le parole in base a cosa mi suggerisce la melodia e il mood del giro armonico, la canzone viene scritta nell’ordine in cui viene ascoltata, come se fosse un flusso di coscienza. Ma non scrivo tutte le canzoni così. Mi piace fare session con altri artisti, musicisti o produttori e creare qualcosa insieme da zero, è affascinante vedere come combinazioni diverse possano portare sempre a risultati musicali nuovi, mantenendo sempre il proprio stile. Se c’è una cosa in cui mi trovo in difficoltà è scrivere su base, in genere evito di farlo, però ogni tanto l’ho fatto ed è stato utile.
PIAZZABOLOGNA

Qual è il pubblico a cui volete arrivare? Qual è il prossimo traguardo che puntate a raggiungere?
Ci piace raccontare la vita della capitale vista dagli occhi dei ragazzi che la vivono, tra università, dolcevita e la nightlife romana. Questo ci ha permesso di creare una fanbase che può rispecchiarsi in noi, stiamo notando che questo immaginario piace un po’ a tutti i ragazzi che gravitano nel fantastico mondo universitario, ci piacerebbe arrivare a loro e consolidarci su quel target!
Qual è stata la vostra prima esibizione? Com’è andata? Qual è l’esibizione che ad oggi vi ha dato di più?
Essendo un progetto collettivo “segreto” che nasce dall’idea di un manga ambientato a Roma, fino ad ora abbiamo sempre cercato di evitare esibizioni live. Ma ora che stanno arrivando tante richieste interessanti stiamo lavorando per portare sul palco qualcosa di nuovo che ci rappresenti, stay tuned!
Quale genere vi sentite di rappresentare?
Ci rispecchiamo nella scena indie ma con forti sfumature dell’Urban romano, veniamo quasi tutti da quel background, dal nostro linguaggio al nostro stile. Penso che questo binomio ci contraddistingua musicalmente, abbiamo trovato in questa chiave il modo giusto per comunicare.
Quando e come avete cominciato a fare musica? Vi ricordate il vostro primo pezzo in assoluto?
Singolarmente facciamo musica da tempo, il primo brano che abbiamo realizzato assieme è stato “AIEM”, una canzone da un minuto e mezzo. Inizialmente non volevamo pubblicarla e invece è diventato il nostro singolo d’esordio.