SSENSE ha dichiarato bancarotta qualche giorno fa seguendo la triste malriuscita di altre piattaforme ecommerce di moda come MatchesFashion e che rischia di affrontare anche LuisaViaRoma: vuol dire che hanno sbagliato qualcosa o che non vogliamo più comprare online?
«Al momento non è un panorama facile per i retailer e i brand, e a mio parere il peggio deve ancora arrivare».
Charles de Brabant, Bensadoun School of Retail Management alla McGill University
Su BBC
Dopo aver fatto invidia a tutti per la loro comunicazione social diventata più che iconica negli ultimi anni, la chiusura del sito canadese fondato da Firas Bassel e Rami Atallah ha sorpreso. In realtà era da tempo che qualcosa non funzionava: le vendite erano calate del 28% a metà anno e già a maggio 2025 avevano licenziato l’8% dei dipendenti totali. Ora la responsabilità della chiusura definitiva sembra stare nelle tariffe di Trump ma anche forse negli sconti incredibili per cui erano famosi prima e che ultimamente avevano smesso di fare.



La piattaforma aveva puntato tutto (con la selezione dei brand, gli sconti e la comunicazione) sulla Gen Z. Peccato che questa categoria di clienti non abbia potere di acquisto, nonostante sia il target di riferimento nella moda tutta. I saldi per cui erano famosi li hanno traditi: ora che il 70% dei consumatori dichiara di acquistare principalmente da outlet o retailer off-prive (secondo McKinsey) SSENSE aveva perso la sua convenienza, con prezzi nettamente più alti di molti altri siti.
«Nell’ultimo anno, il nostro contesto è cambiato drasticamente con una liquidità più limitata e una maggiore pressione commerciale».
Rami Atallah, CEO di SSENSE
su BBC
SSENSE aveva una selezione di brand ridotta, 500 contro i 1400 di Farfetch (altro retailer in difficoltà), ma neanche questo ha aiutato. L’ecommerce era comunque famoso per la sua ottima selezione di brand indipendenti — proprio quelli che si affidano a retailer multibrand per sopravvivere e che ora si troveranno nuovamente in difficoltà in un panorama già faticoso per chi non è tra i top players della moda.
In tutto questo l’unico superstite di questa categoria sembra essere, secondo MFfashion, MyTheresa, che ha fidelizzato i clienti che spendono davvero — non la Gen Z in cerca di maxi saldi e un’interfaccia e comunicazione cool oltremodo. La perdita di SSENSE è la perdita di una piattaforma di scoperta, avanti a tutti sul fronte comunicazione e che ha ricoperto il ruolo che molti magazine del settore non soddisfano più.