Le app per fare amicizia sono meglio o peggio delle app di dating?

Soprattutto nelle grandi città, sempre più persone accusano la mancanza di una vera e propria rete sociale. I media anglosassoni hanno addirittura definito questo fenomeno con un termine preciso: «loneliness epidemic». Per far fronte a questo problema, ultimamente sono state lanciate una serie di app volte ad aiutare le persone a fare amicizia con più facilità, allargando così la propria cerchia di conoscenze.

Tra gli utenti di questi servizi ci sono principalmente soggetti che hanno difficoltà – per una serie di ragioni – a continuare a frequentare i propri amici storici: può essere ad esempio il caso di lavoratori fuori sede, che magari si sono appena trasferiti in una nuova città e non vogliono uscire solo con i propri colleghi. Non è un caso che queste app non siano molto sfruttate dai ventenni: sono infatti più popolari tra persone che hanno finito gli studi, quando inevitabilmente le occasioni per incontrare coetanei con cui si condividono abitudini e interessi iniziano a diminuire. Tali servizi sono piuttosto comuni anche tra i single, soprattutto quando gran parte della loro cerchia di amici è in coppia o ha avuto figli – cosa che determina un’inevitabile distanza sociale.

Le app per fare amicizia per certi versi si rifanno alle piattaforme di dating: agli utenti vengono proposti profili di persone che, sulla carta, hanno stili di vita e interessi comuni, e nel caso entrambi abbiano espresso interesse reciproco i singoli servizi li mettono in contatto.

Le realtà più famose sono Bumble For Friends e Timeleft – che solo in Italia conta circa 50mila utenti, attivi soprattutto nei grandi centri. Nel Paese da tempo è piuttosto nota anche Tablo, soprattutto fra chi ha tra i 30 e i 50 anni: a partire dalla pandemia la piattaforma è cresciuta molto, e oggi gode di 600mila iscritti.

Ma il panorama delle app per fare amicizia non si esaurisce qui: ci sono anche portali che si concentrano sul fare incontrare persone che hanno specifici interessi comuni, come Peanut, che mette in contatto donne con figli piccoli, o The Breakfast, usato per organizzare pasti in compagnia. Più in generale, di solito le app per fare amicizia tendono a raggruppare persone esuberanti con soggetti tendenzialmente più timidi, in modo che – una volta incontrati – ci sia qualcuno disposto a rompere il ghiaccio. Inoltre, non di rado, questi servizi mettono in contatto soggetti che sono già usciti insieme, in modo che possano eventualmente rivedersi all’interno di un’altro contesto di gruppo.

Tuttavia anche in questa bolla le storture sono abbastanza frequenti. Diversi utenti riconoscono che fare realmente amicizia con qualcuno è complicato, tanto offline quanto online. In sostanza, sembra che tali servizi abbiano lo stesso problema di fondo delle app di dating: molti utenti non mantengo un atteggiamento propositivo, e spesso si finisce per conversare senza che la cosa si concretizzi in un incontro.

Va poi ricordato che, quasi sempre, per diventare amici di una persona può essere necessario anche molto tempo di qualità trascorso insieme, cosa che non sempre si riesce a prevedere attraverso portali come Bumble For Friends o Timeleft. Ma anche i servizi pensati per organizzare apposite attività insieme hanno dei limiti: molte iniziative non nascono con l’obiettivo dichiarato di favorire nuove amicizie, ma piuttosto come occasioni per assicurarsi momenti di svago che da soli non si avrebbe il “coraggio” di fare – in questi casi, poi, il possibile divario d’età tra i vari partecipanti è spesso un ostacolo. Infine, un ulteriore problema è che certi utenti utilizzano i servizi per fare amicizia con l’intento – più o meno esplicito – di rimorchiare, nella speranza di colmare i limiti delle tradizionali app di incontri.