Il Superman di James Gunn è la somma dei supereroi di Gunn

Fare un reboot di Superman per il grande schermo ha rappresentato una delle sfide cinematografiche più complesse e intriganti fin dalla conclusione della vicenda che ha visto Big Blue interpretato dal compianto Christopher Reeve. Quindi più o meno dal 1987 (anche se già dopo il terzo capitolo c’era stata una progressiva disaffezione). 

In questi circa 40 anni tale impresa ha assunto sempre più importanza a causa delle felici vicende televisive e delle terribili esperienze snyderiane, fino ad arrivare al culmine con l’annuncio di farla combaciare con il rilancio dell’intero DCEU. A complicare ulteriormente il quadro c’è stata la nomina di James Gunn al timone (anche amministratore di condominio del nuovo universo condiviso), un professionista con una caratura autoriale ultraspecifica (quindi potenzialmente non adattato a fare tutto) e, come se non bastasse, proveniente dall’MCU. Cioè il demonio per gli studios Warner.

Eppure Gunn, se ci pensate bene, ha già raccontato Superman diverse volte. Lo ha fatto in Super – Attento crimine!!! tramite il sogno del supereroe come vocazione nel perseguire la giustizia e la speranza, lo ha fatto nella sua trilogia de I Guardiani della Galassia raccontando la storia di un immigrato intergalattico (in quel caso proveniente dalla Terra) e, soprattutto, attraverso lo svisceramento del tema legato alla genitorialità. Non c’è nulla che ci rende più umani del nostro rapporto con mamma e papà e al regista interessa raccontare molto più l’“Uomo” dell’“Acciaio”.

Il suo Superman ha il volto e il fisico di David Corenswet, ma ha tutte le caratteristiche del suo cinema, fatto di umanità, animaletti, outsider, musica, collettività e, con buona pace dei fan DC, spirito Marvel. Questo ovviamente non vuol dire che Gunn abbia tradito il personaggio, anzi, seppur intenzionato a restituirne una versione divisiva e fortemente politica, il regista ha dimostrato una grande consapevolezza delle responsabilità editoriali (come dimostra la grande fedeltà all’estetica e al senso delle storie specialmente di Tom King e Grant Morrison) e industriali a cui il titolo doveva rispondere.

In un certo senso quindi Gunn ha cercato di correggersi attraverso la pulizia di un immaginario invece volutamente estremo e sgraziato e la ricerca di un’epicità che fosse in grado di guardare comunque al classicismo, in modo da restituire al blockbuster in generale e al cinecomics nello specifico un ruolo forte nel raccontare un contemporaneo che definire difficile è un eufemismo. Non si può però distaccarsi completamente dalle nostre attitudini, quindi tanto vale andarci incontro.

Il regista lo fa, come suo costume, un po’ sfruttandolo e un po’ dissacrandolo. Quindi dentro al suo Superman c’è la commedia farzesca e colorata, la colonna sonora che racconta i personaggi meglio della sceneggiatura, gli animali chiassosi, gli alieni deliziosi, i kaiju colorati, le squadra sgangherate di antieroi e le cavie da laboratorio. Di più, c’è, di fatto, una costola presa in prestito dall’MCU da cui poter prendere l’autoironia, la costruzione del terrificante villain (che conta più del protagonista) di Nicholas Hoult e, soprattutto, la morale intorno a quale gira il film. Troppo preziosa per staccarsi da ciò che non ha funzionato in passato e, contemporaneamente, provare a intercettare il pubblico moderno bruciando le tappe.

A un certo punto del film sembra, di fatto, di stare guardando una scena presa dai Guardiani di Gunn, in cui c’è di mezzo, però, guarda caso, un buco nero. Sintomo che il regista non vuole comunque lasciarsi andare del tutto alla nostalgia. Da qui l’idea di prendere il giro il multiverso, ribaltandone i significati che aveva assunto nell’ultima fase dell’MCU e ridicolizzandole (con una geniale idea metacinematografica) i risultati. 

Insomma, al di là delle miriadi di implicazioni, potenziali problemi da affrontare e nodi da sciogliere, nel Superman di James Gunn quello che ha fatto la differenza, nel bene e nel male, è il secondo e non il primo, nonostante una differenza notevole in termini di peso sull’immaginario popolare.