Negli ultimi anni le tecnologie laser utilizzate per la rimozione dei tatuaggi si sono evolute in modo significativo, rendendo questo trattamento sempre più efficace e sicuro. Questo cambiamento ha trasformato la percezione comune del tatuaggio, che oggi viene considerato meno “permanente” rispetto a un tempo.
Ultimamente, sempre più persone – famose e non – condividono sui social network (e in particolare su Instagram e TikTok) la loro esperienza con la rimozione dei tatuaggi, contribuendo a rendere questa pratica più conosciuta e socialmente accettata. Un esempio è quello della conduttrice Ema Stokholma, che nel 2023 ha mostrato pubblicamente le sedute di rimozione di alcuni dei suoi tatuaggi.
Intorno alla metà degli anni 2010, si pensava che l’eliminazione attraverso la tecnologia-laser dei tatuaggi potesse diventare un mercato in forte crescita, tanto che alcuni tatuatori avevano iniziato a discutere la possibilità di offrire il servizio nei propri studi. Anche se l’entusiasmo iniziale si è in parte ridimensionato, questa soluzione continua a essere scelta da un numero crescente di persone. Secondo un’indagine condotta nel 2015 dall’Istituto superiore di sanità su circa 8mila individui rappresentativi della popolazione italiana, il 17% degli intervistati ha detto di voler rimuovere almeno un tatuaggio, mentre il 4% lo aveva già fatto. Nonostante la diffusione dei tatuaggi, però, ci sono ancora pochi dati certi sui loro effetti a lungo termine sulla salute: si sa, ad esempio, che il sistema immunitario prova costantemente a eliminarli, ma le implicazioni concrete di questo processo non sono ancora del tutto chiare – le conseguenze potrebbero essere minime o addirittura non esserci.
Il primo utilizzo documentato della tecnologia laser per rimuovere i tatuaggi risale al 1967, grazie al lavoro del dermatologo statunitense Leon Goldman. Da allora, i progressi nel campo sono stati notevoli. Attualmente, il processo prevede l’emissione di impulsi laser di brevissima durata che colpiscono il pigmento dell’inchiostro, generalmente presente negli strati più profondi della pelle.
Questi impulsi scompongono il tatuaggio in frammenti che l’organismo riesce a eliminare nel tempo. Tuttavia, si tratta di un percorso lungo, costoso e impegnativo: per un tatuaggio di medie dimensioni possono essere necessarie dalle 6 alle 12 sedute, con intervalli di circa 6-8 settimane tra l’una e l’altra.
Ogni intervento dura in genere tra i 5 e i 15 minuti, e il prezzo di solito parte da circa cento euro per ciascun trattamento. Inoltre, dopo ogni sessione è consigliato evitare l’esposizione al sole per almeno un mese. La procedura è spesso più dolorosa rispetto alla realizzazione del tatuaggio stesso, e il risultato finale non è sempre all’altezza: in alcuni casi il tatuaggio non viene eliminato completamente, soprattutto se presenta colori diversi o è stato eseguito da un tatuatore esperto, dato che in questi casi i pigmenti tendono a essere depositati più in profondità. Anche per questo motivo, molte persone scelgono di coprire i vecchi tatuaggi con nuovi disegni invece di sottoporsi alla rimozione.
I tatuaggi sono parte dell’immaginario degli essere umani da millenni: il più antico soggetto tatuato conosciuto, risalente al 3.300 a.C., aveva ben 61 tatuaggi. Nel corso della Storia, il significato e la diffusione dei tatuaggi sono cambiati in base alle epoche e ai contesti culturali. Dal Cinquecento divennero comuni tra i marinai, come forma di identificazione in caso di naufragio o cattura. Nell’Ottocento, invece, furono adottati anche da membri della nobiltà europea, come Edoardo VII e lo zar Nicola II.
A partire dagli anni Cinquanta del Novecento, i tatuaggi iniziarono poi a diffondersi anche tra persone appartenenti alla classe media. Negli anni Ottanta, grazie a sportivi, cantanti e celebrità i tatuaggi sono diventati definitivamente mainstream. Oggi, la possibilità di rimuovere un tatuaggio potrebbe ulteriormente cambiare il modo in cui vengono vissuti.
Secondo quanto riportato dall’Atlantic, la Generazione Z tende ad avere un atteggiamento più easy verso i tatuaggi, probabilmente anche grazie alla consapevolezza che, se necessario, esistono soluzioni per cancellarli più o meno definitivamente. In questo senso, insomma, la disponibilità di tecniche di rimozione potrebbe contribuire a un’ulteriore evoluzione culturale del tatuaggio, come già accaduto in passato.