Guardandosi intorno è più comune vedere un cappellino fake Gucci che un qualsiasi altro prodotto originale del brand probabilmente.
Per primo Skepta si espresse sulla questione:
«The faker the Gucci, the better».
Erano diventate famosissime infatti le sue stories in cui definiva come superiori i prodotti fake di Gucci rispetto a quelli veri. Tutte cose che, in un senso molto laterale, possono essere vere: per il pubblico allargato, i fake di prodotti come il classico cappellino monogram con visiera di Gucci (che avrebbe un prezzo di retail pari a 450 euro) hanno reso accessibile un simbolo di status non indifferente.
Gucci cap. Trophy in hand. Calcio ‘eritage. pic.twitter.com/pmkmLy97N4
— VERSUS (@vsrsus) May 20, 2024
In questo caso la costruzione dello status dell’accessorio e la contraffazione sono questioni che si sono alimentate a vicenda e ora secondo i dati raccolti da Entrupy per il 2025, i prodotti non originali di Gucci rappresentano il 13,6% del mercato totale dei pezzi contraffatti (superati solo da Louis Vuitton con il 32.8%).
Il suo status è legato moltissimo alla cultura di strada e al rap; se ci si sforza a pensare quale rapper abbiamo visto con questo cappello, un panorama ampissimo che va da Central Cee a Baby Gang a Simba La Rue si apre, forse proprio perché è altamente probabile averli visti tutti indossare questo accessorio.
Il baseball cap di Gucci è passato quindi da essere accessorio di lusso indossato solo dai più ricchi sportivi (con ciclisti e tennisti in prima linea) negli anni ’70 e ’80, quando il monogram è stato applicato per la prima volta agli accessori, ad essere sinonimo di “avercela fatta” partendo dalla strada.
Il modello beige con monogram e striscia verde-rossa è diventato simbolo di una cultura intera — soprattutto grazie alle schiere di fan e partecipanti allargati di questa cultura e che si sono potuti appropriare di questo simbolo grazie alla larghissima diffusione di falsi. Falsi tra l’altro di cui il brand stesso è ben cosciente e su cui ha giocato in passato con la collezione FW20 intitolata proprio “Fake/Not Collection”.
A prescindere da tutto, questo accessorio è riuscito a giocare un campionato tutto suo forse assicurandosi uno spot in paradiso.