Cos’è Neon e perché è così amata dai cinefili

Anora – una delle pellicole più apprezzate dello scorso anno, che ha vinto la Palma d’oro e sei premi Oscar (tra cui Miglior film) – è stato acquistato e distribuito negli Stati Uniti da una piccola società che fino a poco tempo fa era semi-sconosciuta al grande pubblico.

Si tratta di Neon, che sta ricevendo sempre più attenzioni per la sua capacità di selezionare film di successo: i titoli scelti e prodotti, infatti, nella maggior parte dei casi ottengono un consenso unanime da parte della critica.

Oltre ad Anora, un’altra pellicola diventata un cult sostenuta da Neon è Parasite, film diretto da Bong Joon-ho che tra il 2019 e il 2020 ottenne un gran numero di riconoscimenti. La pellicola, di recente, si è guadagnata il primo posto nella classifica del New York Times relativa ai 100 migliori film del 21° secolo – realizzata tenendo conto del parere di grandi registi, attori, sceneggiatori e altri personaggi di rilievo che gravitano attorno a Hollywood (da Pedro Almodóvar a Sofia Coppola, da Julianne Moore a Stephen King).

Ma nel catalogo di Neon ci sono anche titoli che, sebbene siano usciti da relativamente poco tempo, sono già diventati molto celebri, come Anatomia di una caduta, Titane, Triangle of Sadness o Longlegs.

Per approccio, stile comunicativo e risultati, Neon viene spesso paragonata ad A24, un’altra realtà statunitense che negli ultimi anni è diventata molto popolare per via dei film di successo su cui ha scelto di scommettere. Così come sta accadendo a Neon, in passato A24 si è fatta molto notare per l’originalità dei suoi film e delle sue serie TV – a tal al punto che oggi si parla di un’uscita prodotta da A24 come si farebbe con quella di un regista di culto.

Oltre a promuovere i suoi film, A24 ha saputo fare marketing anche su se stessa, diventando un brand con un’identità ben precisa e riconoscibile. Il sito dell’azienda, ad esempio, ha una vasta sezione dedicata al merchandising, con prodotti esclusivi legati ai suoi film o alla stessa A24 – a dimostrazione di quanto venga percepita cool. Lo stesso approccio è evidente anche nel caso di Neon, che ha lanciato un e-commerce estremamente curato in cui vende t-shirt, poster e gadget ispirati ai suoi titoli più amati, tra le altre cose.

Nonostante la rivalità con A24 piaccia moltissimo alle riviste di settore, uno dei fondatori di Neon ha dichiarato che i principali concorrenti della società non sono gli altri produttori indipendenti, ma le piattaforme di streaming, perché propongono una concezione di cinema antitetica rispetto a quella che le realtà più piccole cercano di incoraggiare.

Grazie ai successi di aziende come A24 e Neon, le produzioni indipendenti stanno ottenendo sempre più autorevolezza, e la percezione nei confronti del cinema di nicchia sta cambiando. A farci caso, gli stessi Oscar – da cerimonia che premia i film più visti della stagione – sono diventati un evento che per certi versi ormai celebra il cinema più ricercato. Secondo i criteri che hanno guidato l’assegnazione degli Oscar per gran parte della loro storia, quest’anno Wicked avrebbe dovuto ottenere molte statuette: è un film “in grande”, amato da una larga fetta del pubblico americano, tratto da una storia classica profondamente radicata nella tradizione hollywoodiana (Il mago di Oz), e prodotto da uno dei principali studi presenti sul mercato, l’Universal.

E invece, a ottenere i premi più importanti sono stati Anora, per l’appunto, e un’altra pellicola indipendente come The Brutalist, distribuito proprio da A24. Inevitabilmente, la presenza marginale alla notte degli Oscar dei film di maggiore incasso della stagione ha inciso sulla popolarità stessa della cerimonia. Un tempo era un evento televisivo seguito da milioni di spettatori, oggi lo è molto meno.

Il fatto che gli Oscar siano praticamente diventati dei premi per il cinema indipendente è per certi versi un problema per l’Academy. Non aiuta neanche che “i film da Oscar”, ormai, passino quasi sempre per uno dei grandi festival internazionali: Anora ha vinto la Palma d’Oro a Cannes, mentre The Brutalist è stato presentato in concorso a Venezia, e il suo regista ha ottenuto il Leone d’Argento per la miglior regia. Insomma, almeno negli Stati Uniti è un gran momento per il cinema indipendente – e per essere cinefili.